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Le 3 note dolenti sull’Ecobonus 110% di cui i telegiornali non parlano mai

La realtà sui “numeri” nascosti dietro alle fanfare degli organi di stampa

Vado sempre in profondità su tutti gli aspetti del mio lavoro.

Ecco perché torno a parlare dell’Ecobonus 110% 
dopo averne già parlato in questo articolo.

Come ingegnere, voglio avere in mano certezze – e specialmente anche previsioni attendibili – da poter condividere con i miei clienti e con le famiglie che si rivolgono ai miei installatori partner.

Proprio per questo ho già reso partecipe chi mi segue di alcuni dubbi e perplessità sulla reale applicazione dell’Ecobonus 110%. 

Preferisco stare dalla parte del sicuro e, a costo di sembrare polemico, in questo articolo entro a gamba tesa su 3 temi forse poco chiari che riguardano questa agevolazione.

Tre note dolenti che di fatto ridimensionano l’impatto dell’Ecobonus 110% per molte famiglie italiane, riportando coi piedi per terra chi sognava di ammodernare dal punto di vista energetico la propria casa completamente gratis.

Per cui non perdiamo tempo e facciamoci questo bagno di realtà.

Prima nota dolente: i lavori che slittano al 2021

Mentre scrivo queste parole non sono ancora usciti i decreti attuativi, quindi le ditte e i fornitori sono bloccati perché tutti pensano che le cifre in ballo potrebbero cambiare. 

Tra un emendamento e una rettifica, siamo abituati al fatto che durante l’iter parlamentare un Decreto del Governo che deve diventare Legge venga stravolto, ridimensionato o comunque “depotenziato” rispetto a quanto lasciato intendere dalle prime pompose dichiarazioni.

Calano le soglie massime di spesa, si introducono limiti di applicabilità, si stabiliscono paletti che nessuno aveva ventilato all’inizio…

E visto che stiamo parlando di cifre importanti per le famiglie e per le imprese, che possono svoltare l’andamento economico di un intero anno o magari anche di molti anni

Nessuno decide e tutto resta congelato.

Uno dei motivi principali dell’immobilismo sono i cosiddetti TETTI DI SPESA.

In pratica la soglia massima di spese detraibili per i lavori previsti dal Decreto Rilancio cambia se i lavori li fai in una casa indipendente, un edificio che ospita fino a otto appartamenti oppure i condomini da nove appartamenti in su.

Il problema qual è?

Questi tre diversi “tetti di spesa” stanno per cambiare perché il Mise vuole legarli all’estensione in metri quadri dell’unità abitativa…

In pratica le cifre massime che un cittadino può aspettarsi di ricevere potrebbero cambiare già domani, e ben poche famiglie vogliono avviare i lavori senza sapere quanta parte dei costi sostenuti torneranno realmente indietro.

Le piccole e medie imprese non hanno liquidità per sopravvivere tutto questo tempo senza incassare e finiscono per ritrovarsi con grossi problemi di stabilità.

Poi arriva agosto, sappiamo che l’italia si ferma e riparte solo in settembre…

Ed è proprio in settembre quindi che si accumulano tutti i lavori di chi sarebbe partito volentieri da giugno in poi…

Ma qui si presenta un altro problema pratico.

Quando arriva la brutta stagione certi lavori nell’edilizia è materialmente impossibile realizzarli. Parlo di lavori come quelli del cappotto, o quelli sui tetti delle case…

Non si possono fare sotto la pioggia o nel bel mezzo di una nevicata.

Così tra ritardi, liste d’attesa per fare i lavori e rinvii si arriva già al 2021 e molte famiglie che avrebbero potuto godere delle detrazioni per l’anno 2020 non riescono in realtà a sfruttarle.

Ma ipotizziamo che nel momento in cui stai leggendo queste righe i famosi decreti attuativi siano finalmente stati pubblicati.

Rimane il fatto che questa situazione così spiacevole non è nemmeno l’effetto collaterale più brutto, perché fino ad ora ho parlato solo di QUANDO avrai queste agevolazioni economiche…

Ma nei prossimi due punti ti spiego perché in realtà molte famiglie avranno brutte sorprese su QUANTO si vedranno effettivamente tornare in tasca.

Seconda nota dolente: in molti non avranno il vero 110%

Ciò che rende davvero popolare questo Decreto Rilancio nel suo spingere la riqualificazione degli edifici…

È il fatto che le famiglie possano dare il via a tutto questi lavori così importanti per l’efficienza energetica, l’inquinamento ed il risparmio familiare…

Senza scucire un solo euro di tasca propria grazie alla famigerata “cessione del credito”.

Ma in molti non hanno ben chiaro che cosa sia, e potrebbe non essere la gran manna che sembra.

Il meccanismo dovrebbe essere questo: anziché pagare di tasca tua i lavori e successivamente incassare i rimborsi come crediti d’imposta (quindi scalandoli da ciò che pagheresti dalla dichiarazione dei redditi per i successivi 5 anni)…

Puoi NON PAGARE le fatture cedendo il tuo “credito” all’azienda stessa che farà i lavori oppure a terzi (generalmente, alla banca).

Questa cessione dovrebbe dare due vantaggi:

 

  1. tutelare le famiglie dal rischio di non potere godere appieno delle detrazioni (te lo spiego meglio nella terza nota dolente, questo rischio);

  2. evitare di anticipare le somme necessarie ad eseguire i lavori, perché non si pagano le fatture.

Purtroppo ci sono degli effetti collaterali che a prima vista potrebbero passare inosservati.

Il primo effetto collaterale è che devi trovare un “acquirente” per il tuo credito, qualcuno che voglia davvero acquisirlo perché ha imposte da pagare elevatissime: in genere l’impresa che ha fatto i lavori o direttamente una banca.

Anche se lo trovi, puoi cedere al massimo il 100% della spesa, quindi non è più 110%.

Ma una persona potrebbe anche dire “Poco male, mi basta non pagare e sono felice lo stesso!”

Qui arriva il secondo effetto collaterale.

Il giochino si rompe quando scopri che molte delle aziende che eseguono i lavori non sono interessate ad acquisire il tuo credito.

Purtroppo, il mercato è pieno di aziende che hanno bisogno di liquidità per pagare fornitori, affitti, dipendenti…

Quindi preferiscono che tu gli paghi le fatture con dei classici bonifici, e non vogliono il tuo credito.

Se proverai quindi a chiedere alla banca se è interessata al tuo credito, vedrai che sicuramente lo sarà…

Ma solo perché ti proporrà uno strumento bancario per “incamerare” il tuo bel credito del 110% che – tra costi e spese varie a tuo carico – di fatto si tradurrà in una riduzione del tuo vantaggio economico…

Diminuendo anche al 98% oppure 95% il reale credito di cui potrai beneficiare.

(Questo almeno è la previsione di tutti gli esperti del mondo bancario, perché nemmeno gli istituti di credito hanno la sfera di cristallo e perciò stanno aspettando i decreti attuativi quanto le aziende).

A questo punto potrebbe venirti spontanea una domanda:

Ma se cedo il credito all’impresa che farà i lavori, questa per avere liquidità perché non va poi a cederlo a sua volta alle banche?
Qualsiasi persona
Che non si intende di mondo bancario

Il motivo è semplice: anche alle imprese saranno applicati costi e commissioni bancarie. 

Perciò se prendono da te il famoso 100% che è tuo diritto cedere, appena vanno in banca per chiedere liquidità a loro rimane sul conto solo il 90%…

Con molti felici ringraziamenti della banca.

Solo le ditte più solide e strutturate riusciranno a gestire questa situazione, e lasciami dire che non sono molte (ci tornerò a fine articolo, continua a leggere)…

Il credito del 110% può essere ceduto a qualsiasi importo, quindi si scatenerà il “mercato del credito” con folle di famiglie disorientate che vagano smarrite da un istituto di credito all’altro in cerca dell’offerta nella quale ci rimettono di meno…

Senza in realtà capirci granché, come è facile prevedere.

L’unica cosa certa è che la cifra che spetterebbe loro come credito d’imposta calerà, e di parecchio.

Terza nota dolente: solo chi ha un reddito molto alto potrà utilizzare direttamente la detrazione

Prima accennavo al fatto che per fruire del credito d’imposta il metodo che sembra più immediato è l’utilizzo diretto della detrazione, come si è sempre fatto fino ad ora per le detrazioni del 50% o 65% o anche 75% applicabili nei vari lavori dovuti ad una ristrutturazione.

Come funzionava?

Diciamo per amore di cifre tonde che la famiglia Rossi ha speso €50.000 in lavori di riqualificazione energetica…

Con la detrazione del 65% riceverà la cifra di €32.500 divisa in 10 rate uguali…

Perciò andrà a recuperare dalle tasse €3.250 per dieci anni. Se la famiglia Rossi ha un reddito congruo, e ipotizziamo che debba pagare €4.000 di tasse, è assolutamente fattibile recuperare tutto il 65% cui ha diritto.

Di fatto per 10 anni pagherà solo €750 di IRPEF anziché €4.000.

Ma con il Decreto Rilancio le cose cambiano, perché le rate scendono da 10 a 5.

Così, mentre schizza a 110% la quota della detrazione, e la famiglia Rossi si aspetta di ricevere in totale ben €55.000 di credito d’imposta su €50.000 di lavori…

Cosa che spinge il Sig. Rossi a dare subito il via ai lavori senza pensarci troppo…

Quando il buon Sig. Rossi andrà a fare la dichiarazione dei redditi scoprirà che può scalare dalle tasse la cifra di €11.000 per 5 anni di fila…

Ma siccome dovrebbe pagare solo €4.000 di IRPEF, gliene avanzano ben 7.000 che non riesce a “incamerare” né a scontare in nessun modo.

E indovina cosa succede a quei €7.000 che il Sig. Rossi non riesce a recuperare dalle tasse?

Regalo allo Stato! Li ha persi per sempre e non c’è modo di riaverli.

Ripetiamo l’operazione per 5 anni, e scopriamo che il Sig. Rossi ha recuperato solo €4.000 da cinque dichiarazioni dei redditi, per un misero totale di €20.000…

E dei famosi €55.000 che pensava di vedersi tornare in tasca, addirittura €35.000 non li vedrà mai!

Chi prova a utilizzare in modo diretto la detrazione, poiché è solo in 5 anni e non più in 10, deve avere un reddito davvero alto per arrivare a pagare di tasse cifre così importanti da riuscire ad ammortizzare le 5 rate delle detrazioni senza lasciarne una fetta allo Stato.

È evidente come il nostro Sig. Rossi riuscisse ad ottenere di più con le detrazioni al 65% in dieci anni (un totale di €32.500), che dalle detrazioni al 110% in 5 anni (arrivando solo a €20.000).

Ora hai capito perché quando mi sono messo a fare i conti ho scoperto che qualcosa non mi tornava.

Come dicevo, sono un ingegnere e vivo con la calcolatrice in mano, perché non voglio sorprese né per me né per i miei clienti.

Rimane imperativo sapere cosa sarà deciso e messo per iscritto nei decreti attuativi, però non possiamo restare con la testa tra le nuvole e fidarci ciecamente di ciò che viene detto al telegiornale…

Dobbiamo sempre approfondire, ed è ciò che continuo a fare con i video che pubblico sul mio canale YouTube.

Se non vuoi perdere nessuna delle novità che lo Stato pubblicherà sull’Ecobonus 110%…

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I miei partner sul territorio, un piccolo esercito di installatori super-esperti e formati da me direttamente che hanno aderito alla rete Sigillo Sicuro, in questa situazione di instabilità costituiscono una vera certezza…

Per due motivi fondamentali.

Numero UNO: possono gestire la cessione del credito. Come dicevo, solo le aziende meglio organizzate e più solide riusciranno a farlo, e tutti loro lo sono.

Numero DUE: sono attenti a verificare con maniacale precisione che tutte le carte siano a posto, che il cliente abbia i requisiti per accedere all’Ecobonus 110% e che non si ritrovi un domani problemi o sanzioni in caso di accertamenti.

E nella giungla di norme, codici e decreti in cui viviamo in Italia non mi sembra poco.



A presto

Samuele Trento

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